Machine Translation: un supporto o un pericolo? Scenari attuali e prospettive future – prof. Giancarlo Covella e Marco Albini

L’AI e la machine translation sono degli strumenti utili per semplificare e lasciare all’uomo la sua cifra caratteristica: il pensiero critico attivo.
Di Giancarlo Covella, docente di Teoria e tecnica della traduzione, e Marco Albini, traduttore.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE: LE RADICI LONTANE
L’IA ha rivoluzionato numerosi settori e quello della traduzione non fa certo eccezione. Servizi innovativi come quelli oggi offerti da Google o ChatGPT sono in realtà il frutto di una pratica che affonda le proprie radici nel 1954, anno che testimonia una collaborazione tra IBM e la Georgetown University per un primo, rudimentale tentativo di machine translation.
TRADUZIONE AUTOMATICA: UNA NUOVA UTILITY
Definita oggi come una «traduzione eseguita con speciali programmi per calcolatori elettronici che, opportunamente regolata, garantisce la corrispondenza tra testi di lingue diverse» (De Mauro, 2000), la traduzione automatica è ormai a completa disposizione delle masse, che la concepiscono al pari di una qualsiasi altra utility da sfruttare secondo necessità.
Sul piano professionale, invece, rappresenta un valido strumento per semplificare la vita di chi traduce, ma al contempo solleva degli interrogativi sulla “qualità accettabile”: il rischio di accogliere pedissequamente il prodotto della macchina è sempre dietro l’angolo, soprattutto se la traduzione è nella lingua desiderata, non vi sono grossolani errori di grammatica e non è stato omesso/aggiunto nulla rispetto al testo originale.
Compito di chi traduce è quindi quello di mantenere vivo il pensiero critico e non abbassare la soglia di attenzione rispetto a scelte stilistiche più efficaci o esigenze di comunicazione precipue.
LA TRASFORMAZIONE DEL TRADUTTORE
Alla luce di ciò, è in atto una vera e propria ri-significazione del ruolo: chi opera in prima linea non si limita più a sostituire tra loro elementi linguistici nel pieno rispetto dell’originale, ma diviene professionista di mediazione e comunicazione interculturale che valuta sia l’aspetto linguistico e la corrispondenza tra parole, sia la finalità del testo prodotto.
Post-editing, transcreazione, gestione di dati linguistici, consulenza e divulgazione nell’ambito della traduzione: queste sono solo alcune delle finestre spalancate sulla nuova frontiera del settore.
AI COME SUPPORTO DELLE COMPETENZE UMANE
L’IA non è un nemico da temere per chi aspira a diventare traduttore/traduttrice, bensì un prezioso alleato: abbracciare le nuove tecnologie, comprenderne il funzionamento e imparare a sfruttarle al meglio sono la chiave per formare professionisti/e consapevoli e all’avanguardia.